INTOSSICAZIONE ALIMENTARE: UNO SPUNTO PER PARLARE DI STOMACO E BUGIE

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Questo articolo lo sto scrivendo perché sono reduce da una intossicazione alimentare non proprio delle più facili (21 febbraio 2022).

Oltre alla nausea e al vomito, si è aggiunta diarrea, mal di testa e la lieve tendinite alle cosce di cui soffro da circa un mese, si è acuita. Dormo male e poco. “Non sto prendendo niente”, come va di moda dire. Non per testardaggine ma perché credo nella potenza informazionale del sintomo.

Se non avessi mangiato quel piatto mi sarei evitata tutto questo circo ma nella difficoltà si trova sempre l’opportunità di cogliere l’occasione per vedere punti di vista diversi. Ho riflettuto e mi sono chiesta: possibile che, mangiando quel cibo, non mi sia accorta di nulla? I miei organi di senso, soprattutto il gusto, non hanno suonato campanelli di allarme. Anzi, avrei addirittura fatto il bis! Il piatto era bello e appagava la vista, aveva un delizioso profumino e quindi il mio naso ha dato l’ok, l’ingordigia e la fretta di mangiare per la fame hanno fatto il resto.

Lo stomaco invece non c’è proprio stato a farsi prendere per fesso: inizialmente ha accettato ciò che bocca e lingua hanno sminuzzato e impastato. Si è fidato, affidato, ha acconsentito ad accogliere l’alimento che altri, sopra di lui, hanno scelto come cibo. Ha iniziato a mescolarlo, a produrre i succhi necessari a digerirlo ma ad un tratto ha preso la decisione: no, io non ci sto, questa roba non deve passare. Deve tornare al mittente.

Lo stomaco non mente. Sicuramente viene messo spesso alla prova con cibo spazzatura e grandi abbuffate ma è in grado di mettere limiti per il bene comune: per il bene del resto del corpo. La riflessione di oggi dunque non è sull’analogia dello stomaco con la capacità di digerire ciò che ci accade nella vita ma piuttosto, sulla capacità di accettare o no, di dire o meno bugie. A noi stessi e agli altri. I sensi come olfatto e gusto, insieme a bocca e lingua, hanno in qualche modo “mentito” facendo arrivare allo stomaco del cibo non adatto.

Quotidianamente, ci riempiamo la bocca di bugie: per paura di quello che può pensare l’altro, per scusarci di un ritardo che sappiamo avremmo potuto benissimo evitare, per piacere di più ingigantendo l’accaduto, per sembrare più importanti e furbi agli occhi degli altri, per avere attenzione o semplicemente perché non siamo capaci di dire la verità. Non siamo capaci di dire le cose come stanno, quali sono i nostri veri desideri.

Anche un “no” detto al posto del vero “si” è bugia. E viceversa.

Ecco allora che iniziano i bruciori di stomaco, le nausee, l’acidità, l’incapacità di digerire normalmente. A furia di mandar giù bugie lo stomaco si ribella e ti chiede di aver maggior cura di quello che ci butti dentro e chiede attenzione ai suoi bisogni.

Bisogni di manifestare quella giusta aggressività nella vita che aiuta la nostra auto determinazione nel mondo. Chiede, a coloro i quali lui si affida, bocca e lingua, di dire ciò che veramente il cuore desidera.

Se, a piccoli passi, non impareremo a farlo, passeremo la vita ad accontentare gli altri.

Vuoi sapere cosa sto facendo “senza prendere nulla?”

Prima di tutto sto digiunando. Dall’ultimo pasto non ho più toccato cibo (sono passate 26 ore) e ho il proposito di non toccarlo per altre 46. Ho ascoltato il mio corpo e quando mi ha comunicato che potevo iniziare a bere acqua (perché persino il bicchiere di acqua lo vomitavo) ho iniziato a bere piccoli sorsi poco alla volta per mantenere l’idratazione. Ho assecondato il corpo supportando i suoi processi di eliminazione con cataplasmi di argilla applicata su ventre e cosce.

E poi, pazienza. Pazienza e riflessioni sulla potenza guaritrice del nostro corpo insita in ognuno di noi che Ippocrate chiamava: vis medicatrix naturae.