Mad as a Hatter – Il Cappellaio Matto

Mad as a Hatter – Il Cappellaio Matto

Qual’è, per ognuno di noi, il limite tra normalità e pazzia? Cosa intendiamo per normalità e quando, invece, ciò che dell’altro non comprendiamo, ci fa dire “avrà qualche rotella fuori posto”? Interessante è soffermarsi sulle “rotelle”. Quelle stesse rotelle che saltano fuori impazzite dall’orologio del Cappellaio Matto accusato dalla Regina di Cuori di ammazzare il tempo (Alice in the Wonderland). La rotella riporta al nostro immaginario un meccanismo composto da ingranaggi che incastrandosi perfettamente tra di loro, fanno in modo che la macchina funzioni. In quante immagini ritroviamo “gli ingranaggi della nostra mente”? Organi meccanici perfetti che manifestano sua Maestà, la Razionalità. Tornando alla nostra domanda di apertura: qual è l’insieme che delimita la Normalità? E’ il raggruppamento di elementi che ingloba caratteristiche ben delineate di tipo sociale, culturale, religioso, linguistico, artistico, scolastico, gastronomico, etico e medico. Se dunque, individuassimo nell’Insieme di Normalità dell’altro, elementi che appartengono anche al nostro, sicuramente diventerebbe più semplice per noi classificarlo come “normale”, come “simile”. Ma i nostri Insiemi di Normalità sono costantemente mutevoli e questa dinamica è talmente “normale” che non ne siamo consapevoli. I confini del nostro insieme di Normalità si stringono e si espandono a seconda della mutevolezza delle dinamiche culturali e sociali indotte, nostre ed altrui, e ci porta ad inglobare fenomeni che prima non consideravamo normali e a rigettarne altri, tipicamente del nostro Insieme, reputati estranei o non più adatti (perché non permetterebbero più agli ingranaggi di funzionare correttamente). La normalità, dunque, è la nostra zona di comfort nella quale, attraverso la razionalità, regole sociali, religiose e culturali, riusciamo a discernere in modo chiaro e senza grigiori, cosa può rientrare nel mio insieme razionale e cosa no. Anche l’anticonformismo rimane all’interno dell’Insieme di Normalità perché è riconosciuto come normale avere moti di rifiuto nei confronti di passive accettazioni. Possiamo invece identificare come Pazzia ciò che ne rimane al di fuori. Ma attenzione: a volte, la pazzia, va a risvegliare attitudini ancestrali soppresse dalle regole sociali e culturali indotte. E così, immediatamente fuori dal nostro Insieme della Normalità, troviamo una zona grigia dalla quale ne rimaniamo attratti: l’anarchia, il sesso, la Libertà di azione e comportamento. Quel tipo di nebbia che fa suonare il tamburo dell’Atavico così lontano e così profondo in noi ma così perpetuo. Ne siamo così spaventati e attratti nello stesso tempo perché nel buio non piace camminare a nessuno. Ed è proprio lì, in quel momento, quando ci rapportiamo con l’altro diverso da noi, quando ci si pongono davanti angoli e stanze buie, atteggiamenti e comportamenti che non sappiamo definire, che non sappiamo incasellare, che non sapremmo come fagocitare nel nostro Insieme della Normalità, che per comodità lo buttiamo nel cesto del “avrà qualche rotella fuori posto” perché, in fin dei conti, sotto al cappello, chissà cosa si nasconde. “Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe…” (Il cappellaio matto – Alice nel Paese delle Meraviglie)

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